Traumatologia dello sport negli adolescenti: perché un infortunio non compromette le performance

È sempre maggiore l'impegno sportivo sostenuto da ragazzi e ragazze nel periodo della crescita. Se pensiamo che un giocatore come Gianluigi Donnarumma ha esordito a 17 anni in Serie A e gioca come titolare in una squadra come il Milan, per essere arrivato a quel livello così presto significa che ha cominciato sin da giovanissimo a svolgere un allenamento intenso e costante.

«Tutta una popolazione di ragazzini, maschi e femmine, è esposta a un'intensità di allenamento raramente vista in passato, ovviamente a seconda delle tipologie di sport e del livello agonistico – spiega il dott. Corrado Bait, responsabile dell’Unità Operativa di Ortopedia e Traumatologia III dell’Istituto Clinico Villa Aprica – Una parte di sportivi adolescenti è già inquadrata in un ambito, quando non professionistico, semiprofessionistico. Simili livelli atletici possono significare non solo divertimento, che deve sempre essere alla base dell’attività sportiva, ma anche un più alto rischio di infortuni».

Oltre alle fratture, parliamo soprattutto di lesioni a livello delle articolazioni e distorsioni che coinvolgono i legamenti articolari delle caviglie, delle ginocchia, delle spalle. Le tecniche chirurgiche si sono sviluppate per essere sempre meno invasive, proprio perché si tratta di pazienti in cui l'apparato scheletrico è soggetto ai cambiamenti della crescita.

«L’obiettivo – continua il dott. Bait – è preservare le articolazioni e il loro sviluppo il più possibile fisiologico, senza dimenticare che operando in giovane età e tornando a fare sport le possibilità di una recidiva sono in agguato: l’infortunio non pregiudica la carriera ma può succedere ancora. Nel caso del ginocchio si sono sviluppate tecniche di ricostruzione del legamento crociato anteriore rivolte proprio a questo scopo. Oggi si tende a fare dei tunnel ossei mininvasivi e utilizzare sistemi di fissazione più facilmente revisionabili. Nella spalla si è passati a utilizzare tecniche di riparazione con il filo e non più con strutture metalliche o “bioassorbibili” (le quali potrebbero creare, un domani, una zona di minore resistenza)».

Lo specialista deve avere un certo tipo di esperienza nella gestione di tali patologie perché non si tratta di tecniche chirurgiche che tutti mettono in atto. Tuttavia per il paziente è importante sapere che ci sono le possibilità chirurgiche per una buona ricostruzione/riparazione che consente di ritornare a fare sport.

«Se è vero che l’adolescente può tornare ai livelli sportivi che praticava prima dell'infortunio, è altresì fondamentale il supporto della famiglia – conclude il dott. Bait – I genitori devono capire che un intervento chirurgico al ginocchio di un giovane calciatore può rappresentare certamente un infortunio serio, ma se adeguatamente gestito, operato e riabilitato, il ragazzo potrà tornare a fare attività sportiva. In questo senso il chirurgo, il riabilitatore, il paziente e la famiglia devono remare tutti nella stessa direzione in una sinergia assoluta».

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